TRASFIGURAZIONE E POESIA

Trasfigurazione e poesia

E’ morto in questi giorni a Managua Ernesto Cardenal, monaco, mistico, politico, poeta. Dopo la
sua conversione aveva in gioventù decise di entrare in un monastero trappista e incontrò Thomas
Merton da cui rimase profondamente influenzato. Intraprese una vita da monaco, fondando nel
1966 in una isola del gran Lago Nicaragua una comunità tra la popolazione povera: predicava la
nonviolenza e lasciava spazio all’ansia per la giustizia, la ricerca della bellezza della parola e
dell’arte. Lì sorse una scuola di artisti (Il Vangelo a Solentiname, Cittadella 1978).
Portò il suo contributo nell’elaborazione della teologia della liberazione divenendone uno dei
protagonisti con la sua parola. La comunità di Solentiname subì la repressione violenta della
dittatura nel 1977. Con un gruppo di artisti Ernesto Cardenal si dedicò alla lotta rivoluzionaria per
abbattere la dittatura di Anastasio Somoza Debayle che dominava in Nicaragua. Partecipò al primo
governo democratico del Paese, esito della rivoluzione popolare sandinista, come ministro della
cultura. Non fu compreso né tollerato dal Vaticano questo suo impegno politico e venne sospeso
dal ministero presbiterale. Fu  rimproverato duramente da Giovanni Paolo II  che lo umiliò
all’aeroporto di Managua mentre inginocchiato con il basco in mano gli porgeva il saluto. Era il
1983.
Rimase ministro fino al 1987. In quegli anni promosse progetti per l’accesso all’istruzione della
popolazione povera del Nicaragua sviluppando tra l’altro i ‘laboratori di poesia’ quali luoghi di
alfabetizzazione in un Paese con metà della popolazione analfabeta. Pensò alla poesia come bene
comune, insieme all’acqua, al pane e all’aria. Era convinto che attraverso la poesia si possono
sostenere le fatiche e le prove del presente smascherando l’ingiustizia e nutrendo la speranza. 
Negli anni ’90 fu severo critico della deriva autoritaria del regime di Daniel Ortega in Nicaragua.
Visse fino agli ultimi giorni da povero. L’anno scorso papa Francesco ha revocato la sospensione
che gli era stata imposta.
Ernesto Cardenal è uno dei maggiori poeti dell’America Latina. Insignito della Legion d’onore
francese, del premio Pablo Neruda e del Premio regina Sofia di Spagna per la poesia
iberoamericana nel 2012. La sua poesia ha un carattere particolare, fatta di parole con diretto
riferimento alle cose. Parole chiare, dirette, senza allusioni, metafore. ‘Exteriorismo’ è denominato
questo stile, proprio di un poeta che ha praticato le forme dell’epigramma ispirandosi a Marziale, ha
rivisitato i salmi biblici con rinvii al presente ed ha scritto un ampio Cantico cosmico (1992).
Così annota Dorothee Sölle nell’introduzione a “Grido – salmi degli oppressi” (Cittadella 1971):
“Cardenal non ha ‘tradotto’ i salmi, come se si trattasse di qualche cosa di passato che dovesse
essere trasposto nel presente per poter divenire comprensibile e gustabile. Il movimento della sua
poesia è piuttosto quello contrario: Cardenal cerca di esprimere il presente, servendosi del
linguaggio e del mondo immaginifico della Bibbia. Così una struttura sociale che disumanizza quasi
completamente la vita umana, viene intesa come esilio da Gerusalemme, come lontananza dalla
patria”. La poesia è strumento di bellezza e di liberazione in un mondo di ingiustizia e di lotte per la
libertà. Non è via di evasione ma mezzo per denunciare e capovolgere le tirannie. Negli ultimi anni
della sua vita ha animato un laboratorio di poesia con i bambini ricoverati nel reparto oncologico
dell’ospedale di Managua.
La poesia, come egli stesso ricordava in un breve epigramma, è espressione di una forza inerme
che sopravvive alla violenza, e si fa resistenza contro la pretesa di potere illimitato delle dittature:
Le nostre poesie non si possono ancora pubblicare. / Circolano di mano in mano,
manoscritte, / o copiate a ciclostile. Ma un giorno / si dimenticherà il nome del dittatore
contro il quale furono scritte, / e continueranno ad essere lette.
Fortunato l’uomo che non segue le direttive del Partito / e non partecipa alle sue
manifestazioni / e non si siede allo stesso tavolo con i gangsters / o con i Generali nel
Consiglio di Guerra / Fortunato l’uomo che non spia il suo fratello / o denuncia il suo
compagno di scuola / Fortunato l’uomo che non legge gli annunci pubblicitari / e non
ascolta le loro radio / e non crede nei loro slogan / Sarà come un albero piantato accanto a
una fonte (Salmo 1, traduzione di Antonio Melis)
Ascolta le mie parole Signore / Odi i miei gemiti / Ascolta la mia protesta / Perché tu non sei
un Dio amico dei dittatori / o sostenitore della loro politica / e non ti influenza la propaganda
/ e non sei in società con il gangster / Non c’è sincerità nei loro discorsi / o nelle loro
conferenze stampa / Parlano di pace nei loro discorsi / mentre aumentano la loro

produzione bellica / Parlano di pace nelle Conferenze di Pace / e in segreto si preparano per
la guerra / Le loro radio bugiarde ruggiscono tutta la notte / le loro scrivanie sono piene di
piani criminali / e di pratiche sinistre / Ma tu mi salverai dai loro piani / Parlano con la bocca
delle mitragliatrici / Le loro lingue luccicanti / sono le baionette… / castigali o dio / fai fallire
la loro politica / confondi i loro memorandum / impedisci i loro programmi. / Nell’ora della
Sirena d’Allarme / tu sarai con me / tu sarai il mio rifugio il giorno della Bomba / Chi non
crede nella menzogna dei loro annunci commerciali / e nelle loro campagne pubblicitarie e
nelle loro campagne politiche / tu lo benedici / Lo circondi con il tuo amore / come con carri
armati (Salmo 5)
Come in cielo così in terra
Miliardi di galassie con miliardi di stelle / (ci sono oltre centomila milioni di galassie) / la
nostra galassia ha trilioni di stelle / è soltanto una di milioni di galassie / un gas stellare / e
un gas di galassie / apro la finestra e guardo / le stelle da dove veniamo / sembra che
l’universo abbia avuto uno scopo / nel quale c’entriamo noi / l’universo autocosciente: /
polvere di stelle / che di notte può / guardare le stelle / Nati dall’esplosione di supernove /
figli del Sole e del Sistema Solare / Abbiamo un ruolo nell’universo? / Io direi di sì / Siamo in
un universo quasi vuoto / che per la maggior parte non si vede / circondati ovunque dal
mistero / in mezzo a una materia che non vediamo / un universo quasi tutto invisibile / e
cosa sia la materia non sappiamo / Ogni galassia si allontana da noi / quasi alla velocità
della luce / luce che soltanto adesso arriva a noi / un universo di dimensioni sconosciute /
forse con altri mondi che non vediamo / un milione di milioni di stelle / piccolissime ma che
sono come il Sole / e la galassia stessa un punto nell’universo / insignificante per il
cosmologo / Il Sole stella normalissima / in un angolo qualsiasi dell’universo / non siamo in
esso per caso / Qualcosa di così immenso / può esistere senza uno scopo? (…)  
E non solo il Sole finirà ma anche tutto l’universo
Tutto ciò che ha inizio ha una fine
Come sarà essere senza universo?
Dio che contempla impassibile la sua fine?
Tornando a essere il noioso solitario dell’Eternità
No
Non tornerà tutto al vuoto da dove è venuto
Farà nuova la creazione ci ha detto
Un mondo nuovo senza entropia
non questo nel quale tutto si consuma
liberati dal tempo quella illusione
che disse Einstein
in un eterno presente
trasformati dall’Amore
fino a essere una specie nuova
In attesa della nuova creazione
Santa Teresina di Lisieux
morì con una tentazione di ateismo
vinse la tentazione dicendo:
e se non esisti io ti amo lo stesso.
(traduzione di Zingonia Zingone e Celina Moncada) tratto da  Il Messaggero di sant’Antonio
Dietro al monastero, vicino alla strada, / esiste un cimitero di cose consumate, / dove
giacciono il ferro arrugginito, pezzi / di stoviglie, tubi spezzati, fili di ferro attorcigliati, /
scatole di sigarette vuote, segatura / e zinco, plastica vecchia, copertoni rotti, / che
aspettano come noi la resurrezione. (traduzione di Antonio Melis)

Alessandro Cortesi op

Lascia un commento