SETTIMO GIORNO PAROLA CHIAVE: BAMBINI

Invocazione iniziale

Siamo davanti a Te Padre nostro, Padre di tutte le cose e dell’umanità. Ci ritroviamo insieme per ascoltare la tua Parola e per vivere il tempo che ci dai come tuo dono. Nelle situazioni di ogni giorno ci chiami. La tua Parola è lampada ai nostri passi per seguire la via che ha percorso Gesù. Dona a noi il tuo Spirito, Spirito di fortezza e di speranza per mettere in pratica la tua Parola ed essere testimoni del vangelo che abbiamo ricevuto.

Accensione della candela

Chi accende la candela dice: La candela che accendiamo è segno della luce del Signore risorto presente in mezzo a noi Tutti i presenti: Illumina Signore la nostra vita. Lampada per i nostri passi è la tua Parola Insegnaci Signore a leggere la nostra vita alla luce del vangelo Ascolto della Parola (Mt 18,1-5)

In quel momento i discepoli si avvicinarono a Gesù dicendo: “Chi dunque è più grande nel regno dei cieli?”. Allora chiamò a sé un bambino, lo pose in mezzo a loro e disse: “In verità io vi dico: se non vi convertirete e non diventerete come i bambini, non entrerete nel regno dei cieli. 4 Perciò chiunque si farà piccolo come questo bambino, costui è il più grande nel regno dei cieli. E chi accoglierà un solo bambino come questo nel mio nome, accoglie me. Riflessione

Matteo nel suo vangelo pone questo passo all’inizio del discorso di Gesù sulla comunità-chiesa Nella comunità che Gesù desidera sono posti al centro i bambini: è un gesto che indica un capovolgimento della logica secondo cui al centro stanno i grandi. I bambini sono tutti i piccoli, coloro che non hanno difese, privilegi, diritti, coloro che non possono far valere la loro voce perché detengono qualche potere.

Un testo (J.M.Castillo, L’umanizzazione di Dio, Dehoniane, Bologna 2019, 158-160) “L’incarnazione di Dio in Gesù, la kenosis di Dio incarnato e umanizzato sono così radicali che il fatto più impressionante è che Dio s’identifica con ogni essere umano (…) Mediante la sua incarnazione in Gesù, Dio si è identificato e si è fuso con quello che è essenzialmente più umano, con quello che è di per se stesso comune a tutti gli esseri umani, senza possibilità di differenza. Detto in altre parole, Dio si è incarnato e si è identificato con quello che è comune a tutti gli esseri umani senza distinzione alcuna (…) Ma a questo bisogna aggiungere ancora qualcosa che viene a rafforzare l’intensità insospettabile di ciò che affermano questi testi. Si tratta del fatto che l’identificazione non si stabilisce soltanto con i discepoli, ma anche (e soprattutto) con i bambini. Ebbene, i bambini non rappresentavano in quella società quello che sono per noi oggi, gli esseri amabili, innocenti, adorabili che proteggiamo e trattiamo con la massima delicatezza. Niente di questo. Si sa che nelle società mediterranee del I secolo i neonati, soprattutto se erano bambine, potevano essere abbandonati (…) erano le creature che erano veramente i ‘nessuno’ di quel tempo, coloro che mancavano di ogni diritto e di ogni dignità. Ebbene, con tali esseri umani s’identifica Dio”.

Da M.Crosetti, Non toglieteci i pennarelli, La Repubblica 18 marzo 2020

Con i pennarelli si fanno i compiti, si scrive ciao alla maestra, si colora un disegno da appendere al balcone. Sopra i quaderni si calcola quanto fa tre per sette, si cerca l’area del pentagono e a volte si strappa un foglio da dare a lei che sta seduta nel banco davanti: quando sono grande ti sposo. Eccome se pennarelli e quaderni sono beni di prima necessità. Chi li ha recintati sugli scaffali dei supermercati, alt, vade retro, divieto di vendita, o non è mai stato bambino oppure non ha bambini. Questi sono i giorni della scuola che non c’è, la scuola che entra in casa con i visi e le voci degli insegnanti su WhatsApp, la scuola online: benedette tecnologie, certamente, ma poi ci si china sul tavolo, si prende la penna e il pennarello, si leva il cappuccio e si comincia a scrivere. Come cinquant’anni fa. È un gesto antico e senza tempo, e ora deve fare i conti con questo tempo orrendo, come ognuno di noi. (….) Oggi si può andare dal tabaccaio e comprare un gratta e vinci, ma non si può scendere all’iper se manca una biro. E nei supermercati hanno appena proibito anche i giocattoli, compresi quelli piccoli che costano poco. La Playstation sì, qualunque cellulare pieno di videogiochi sì e la fattoria con gli animali di plastica no, le bambole no, le automobiline no. Ribellatevi, bambini. Ripetete insieme a noi che è una stupidaggine. Anzi, spiegatelo con un disegno, se vi avanza un pennarello.

Salmo 131

Signore, non si esalta il mio cuore né i miei occhi guardano in alto; non vado cercando cose grandi né meraviglie più alte di me. 2 Io invece resto quieto e sereno: come un bimbo svezzato in braccio a sua madre, come un bimbo svezzato è in me l’anima mia. 3 Israele attenda il Signore, da ora e per sempre.

Preghiera

Padre buono e fedele, in questi giorni in cui si deve restare a casa ti preghiamo per i bambini. La vita quotidiana con loro è spesso faticosa: desiderano uscire, avvertono bisogno dei loro amici, desiderano giocare e stare insieme. Hanno bisogno di sentire gli altri vicini, vogliono abbracciare ed essere abbracciati. Con la loro inquietudine e con i loro desideri ci richiamano ad una vita aperta agli altri. I loro volti ci rinviano a tutti i piccoli che nella nostra società sono senza appoggi, più deboli e più impoveriti. Donaci il tuo Spirito perché diventiamo piccoli e perché sappiamo accogliere nella nostra vita i piccoli. Per Cristo nostro Signore

Nelle tue mani Signore affido il mio spirito

Nelle tue mani Signore affido il mio spirito Dio di verità tu ci hai redento

Nelle tue mani Signore affido il mio spirito Gloria al Padre al Figlio e allo Spirito santo

Nelle tue mani Signore affido il mio spirito

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