NATALE 2017 IL REGALO PIU’ GRANDE

NATALE 2017: IL REGALO PIU’ PREZIOSO!
L’incarnazione è il punto di estasi della storia umana. Gesù è la falla attraverso la quale entra l’acqua di un’altra sorgente, la feritoia attraverso la quale il divino si innesta, come un ramo d’olivo, sul vecchio tronco della terra che riprende a fiorire. Quella nascita è una fessura di luce attraverso la quale la nostra storia prende respiro, allarga le ali, spicca il volo. Ci troviamo davanti al mistero centrale della Rivelazione: Dio, attraverso il Figlio, entra nella storia dell’uomo, e questa storia è divenuta storia di salvezza. Il Figlio di Dio ha voluto farsi uno di noi per condividere la nostra sorte: aprirsi al mistero dell’incarnazione comporta prima di tutto la consapevolezza che il Verbo di Dio ha preso carne umana, per farsi presente nel mondo, uomo vero tra gli uomini, pur essendo anche vero Dio.
Nell’incarnazione Cristo ha fatto un’esperienza di vicinanza radicale e definitiva al mondo e al nostro vivere: è disceso e ha conquistato la terra facendosi lievito della massa, sale della mensa, lampada ai nostri passi.
Perciò celebrare il Natale è un atto di contestazione grande e coraggioso. Contesta la nostra vita spesso fondata su noi stessi, la società radicata nelle sue certezze orgogliose e strapotenti e ci grida poi nel cuore l’urgenza di vivere con la consapevolezza che non aspettiamo la venuta del Signore ma che Egli è presente.
E’ presente in ogni istante della nostra vita, ci accompagna, ci avvolge con il suo amore, ci bacia e piange con noi quando il dolore tenta di rubarci la speranza e la pace. Il Natale ci chiama a scoprire la presenza di Colui che è tra noi e in noi e accoglierlo con l’amore con cui Egli ha accolto noi nel mistero del suo amore. A chi accetta di avvicinarsi alla sua mangiatoia, accade qualcosa. Ci invita a deporre davanti a quel bambino ogni ricerca di prestigio, ogni distanza dagli altri, a metterci dalla parte non di chi infligge ferite, ma di chi guarisce.
«Il Verbo si fece carne». Dio abita nella carne della vita, nella mia. Dio abita, cioè, nella concretezza dei miei gesti, deve abitare i miei pensieri, abitare i miei occhi. E lo sguardo, allora, si fa tenero e attento. Deve abitare il mio udito, perché io ascolti con il cuore. Deve abitare la mia bocca, perché io dica parole di bene e sappia benedire gli uomini e la vita. Deve abitare le mie mani, perché si aprano, si stendano a donare pace, ad asciugare lacrime, a vestire ignudi, a spezzare ingiustizie. La grandezza di un uomo dipende da chi lo abita. Vera grandezza è essere abitati da Dio.
E se ha voluto nascere povero, non si scandalizzerà di me, abiterà le mie miserie, e allora questo nodo di povertà e di sole che so di essere, e mi trasformerà. Il Natale ci dice ad alta voce che non posso più centrarmi in me stesso ma uscire incontro all’altro perché solo nell’altro trovo me stesso nella sua dignità e valore.
Così incontrare l’uomo significa incontrare l’uomo negli uomini, cioè l’uomo negli altri, nel prossimo, nel mio vicino.
Il superamento dell‘individualismo comincia quando uno incontra l’uomo negli altri.
“Quando l’uomo a un certo punto è giunto allo stremo delle sue energie interiori, quando diventa a se stesso un peso, quando non ha più incentivi per proseguire, quando è impaurito dalla montagna che gli sta davanti, quando si sente schiacciato dalla colpa, quando si sente raggirato e defraudato dal mondo intero, allora non ci sono più parole che possano essergli di aiuto, non ci sono più ideali o sogni per l’avvenire che si possano erigere dinanzi a lui. Allora ha bisogno di una sola cosa: di un uomo di cui potersi fidare totalmente, senza riserve, di un uomo che tutto comprenda, tutto ascolti, tutto sopporti, tutto creda, tutto speri, tutto perdoni; di un uomo a cui si possa dire: “Tu sei la quiete, la dolce pace, tu l’anelito e ciò che lo placa” (Riickert); di un uomo al cui sguardo i nostri dolori si dissolvano, il nostro cuore si dischiuda, in muto amore; di un uomo che prenda delicatamente su di sé i nostri pesi e dissolva ogni lotta, ogni angoscia, e in tal modo redima la nostra anima da questo mondo. Ma chi ha un uomo simile? Dove trovarlo? Ora, è davvero il miracolo dei miracoli che ognuno abbia già un uomo simile, lo possa trovare, perché quest’uomo già lo chiama a sé, di sua iniziativa, gli si offre, ci invita; quest’uomo, che è il nostro riposo, la nostra pace, il nostro ristoro, la nostra redenzione, è solamente Gesù Cristo, lui che è veramente uomo, e che in questo suo essere veramente uomo è Dio e Redentore, pace e riposo.” (D. Bonhoeffer)
Sì proprio Gesù! In questa pazza corsa collettiva sarà forse opportuno arrestarsi un attimo e pensare al dono più bello di Natale, quello che fa il “Natale”. Tutti intenti a preparare regali, è forse il momento di accorgerci che ce n’è uno speciale proprio per noi. Ci giunge direttamente da Dio, personalizzato, su misura.
Sì, è proprio Gesù, un bambino, Figlio dell’uomo, che Maria sua madre, mostra a tutti, ai poveri: i pastori, ai ricchi: i magi, a chi è in attesa e in ricerca: il vecchio Simeone e Anna nel tempio… Ha la gratuità del dono e quindi fa festa e mette gioia: gli angeli inondarono il cielo di canti, ci riporta la vita e dà senso alla vita: è un bambino, il segno che tutto può rinascere, è la speranza.
Speranza che tuttavia non è qualcosa che si possieda, ma Qualcuno che venendo a te ti possiede: come dice un antico proverbio napoletano – amato già da Sant’Alfonso Maria de’ Liguori – “se po’ campa’ senza sape’ pecché, ma non se po’ campa’ senza sape’ pe’ chi”.
Se puoi vivere senza sapere perché, non puoi vivere senza sapere per chi: la speranza ti apre ad accogliere Colui per cui vale la pena di vivere, quel Bambino, fondando il cammino di ogni giorno sulla parola della Sua promessa: “Ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo” (Matteo 28,20). Buon Natale!
Don Mario, don Joseph, don Edmond, Diacono Tonino, Diacono Massimo e gli Operatori pastorali

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