ANNA DE MATTHAEIS: TESTIMONIANZA DI FEDE

Sua Eminenza,
mi chiamo Anna De Matthaeis, ci siamo visti stamattina e mi ha chiesto di scriverLe. Sono un medico dell’ospedale di Crema, in queste settimane ahimè chiamato in prima linea nell’affronto dell’epidemia da Coronavirus. Ti scrivo rapidamente, perchè il tempo è davvero poco, ma ci tengo a farlo.
La situazione è drammatica, nessuno di noi immaginava tanto, è anche difficile se non impossibile rendere l’idea. Stiamo lavorando 7 giorni su 7 12 ore al giorno o oltre e purtroppo non riuscendo a limitare le complicanze e la morte nemmeno nei giovani ed anche fare compagnia al malato è difficile, perchè il tempo è davvero poco. E’dura, molto dura. Si finisce la giornata spesso piangendo, con un senso di inadeguatezza e a tratti di inutilità. La mattina la recita delle Lodi mi aiuta molto, per esempio ieri mattina c’era l’antifona che diceva:”Udii la voce del Signore chi manderò? Ed io risposi: eccomi manda me” e poi anche “attendendo la salvezza con timore e tremore, secondo i Suoi disegni benevoli”. Ogni giorno c’è un pezzo delle Lodi che parla a noi. Ma “chiamati a guardare in alto nessuno sa alzare lo sguardo”. Nel corso della giornata la tentazione di abbassarlo e compiangersi è forte. Abbiamo bisogno di tante preghiere, per tutti quelli che stanno male, ma anche per noi che siamo stremati ma ogni giorno siamo qua a combattere.
In questo dramma non posso non dire che accadono cose anche belle:
1) l’impegno e dedizione con cui tutti o tanti stanno lavorando
2) gli amici che mi sostengono con la preghiera, senza la quale non resisteremmo, ma anche con atti concreti (anche se non mi piace dire che la preghiera non sia un atto concreto, ma penso che abbia capito cosa intendo). Ed anche i figli degli amici pregano senza obiezione e spesso per noi
3) mio marito e i tre miei figli, di 2-5 e 10 anni, che mi sostengono, che non mi vedono praticamente più ma dai quali non sento uscire un lamento per questo (beh in verità quello di due anni, Gabriele, sta facendo molta fatica, ma a lui è più difficile spiegare cosa sta accadendo), che pregano, che mi fanno trovare la casa a posto (compatibilmente con le loro capacità), perchè mi fanno disegni da guardare in caso mi venga paura. Anche il vedere così poco i figli è dura, davvero dura, la sensazione di venire in qualche modo meno al compito di mamma, che però ti costringere a ridire che non fai tu la loro felicità, che non li compi tu
4) dieci giorni fa ho accettato un paziente che sarebbe morto (non di Coronavirus) e ho chiesto l’unzione degli infermi e per la prima volta ho sentito o ascoltato una invocazione che dice “Padre, guarda questo fratello come se fosse Tuo Figlio che sta soffrendo”. Che bello pensare a Dio che ci guarda così, forse noi siamo anche debole tramite di questo sguardo
5) Un giorno avevo pensato di chiedere a don Alberto se potessi ricevere l’Eucarestia, arrivata in ospedale però sono stata travolta dalle cose da fare… a un certo punto è arrivato lui in reparto e gliel’ho chiesto, se ne stava per andare a casa e invece è passato li peraltro mentre ero lì (fino a poco prima ero in un altro reparto)… il buon Dio mi è venuto a prendere fisicamente!
6) questa situazione sta rendendo più essenziali rapporti anche con alcuni colleghi, con cui spesso, possibilmente ogni mattina, condivido riflessioni sulla quaresima, i pezzi delle Lodi che ogni giorno mi provocano, con cui insomma si va più al sodo e questo è bello perché il vederli e saperli con me diventa richiamo grande
7) ieri rientrata dal lavoro ho trovato una pianta portata da delle amiche che mi avevano sentita in difficoltà la sera prima e che mi hanno comunicato che hanno creato un gruppo whatsapp per cucinare per noi affinchè non debba avere questo pensiero. Mi è sembrato di vivere il pezzo di vangelo in cui Gesù dice alla vedova “donna non piangere”, Gesù me lo ha detto attraverso quelle amiche
Chiedo davvero anche il sostegno suo e di tutta la Diocesi, per chi sta male e per noi in prima linea, perché non cediamo alla tentazione della disperazione e negazione di senso, perché non cediamo alla stanchezza in sé e per sé, perché il nostro grido diventi domanda e la domanda preghiera in ogni istante, perché la ferita diventi feritoia per vedere ancora una volta il Suo volto.
Grazie. Anna

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