AVVENTO 2019

AVVENTO 2019 : Maria, donna dell’attesa e nostra sorella, sulle vie della Fraternità! Buon Avvento! Ma dirsi Buon Avvento è scrivere insieme una lettera a Gesù, nella quale si esprime un desiderio. “Ti stiamo aspettando Gesù. Fa’ scendere la tua Parola su di noi. Abbiamo tanto bisogno di te. Tocca il nostro cuore, cambia il nostro stile di vita, rendici più generosi, più autentici, più umani. Ti stiamo aspettando Gesù. Vieni presto, Signore Gesù! Non tardare! Aiutaci a condividere tra noi il pane del rispetto e dell’amicizia. Donaci di spezzare con chi è solo il pane di una stretta di una mano; Donaci di donare il pane della fiducia con chi è nella disperazione. Gesù, ti stiamo aspettando. Non tardare. Amen.” (Angelo Casati) L’attesa purtroppo, è a volte un po’ scontata e diventa una “non attesa”. Abbiamo bisogno di riassaporarla. Maria di Nazareth, “donna dell’attesa” e “nostra sorella”, può esserci di aiuto nel nostro cammino, perché «Maria, da parte sua, custodiva tutte queste cose, meditandole nel suo cuore» e perché lei stessa c’invita ad andare “in fretta” verso una fraternità universale, che si fa visibile nel mettersi accanto ai più vicini, a quelli con cui facciamo un cammino insieme. *Donna dell’attesa. Maria, maestra di stupore, ci aiuta a salvare la nostra capacità di meravigliarci, di reincantare ancora la vita. « I concetti creano idoli, solo lo stupore coglie qualcosa» (Gregorio di Nissa). “Amare è anche essere capaci di continuo stupore. Chi ama è prodigo non di adulazione, che è menzogna, ma di benedizione, di lode, di stupore gioioso” (Luigi Pozzoli). «Custodiva e meditava nel cuore»: custodire è il verbo che salva il passato, meditare il verbo che salva il presente. Maria custodiva affinché nulla andasse perduto; meditava, cercava nei frammenti degli eventi il filo d’oro che li teneva insieme, ad assicurarci che anche nelle nostre esistenze c’è un’unità segreta, ma scoprirla è un percorso che non finirà mai, come mai si è concluso per Maria. Solo dopo la Pasqua Maria raggiunge la comprensione matura del mistero di cui è parte. La sua fede cresce, ma non passivamente, non a basso prezzo, bensì nella fatica e nell’esercizio dell’interpretazione continua delle poche parole e del molto silenzio di Dio. «Piena di grazia» non significa capace di capire ogni cosa e ogni parola, ma indica l’energia che la sorregge nel lavorio ininterrotto di meditazione e di accoglimento, d’attesa e di fiducia. “Grazia è conservare le cose, sottrarle all’oblio, farle vivere ancora, meditarle, per cercarne il senso profondo. Perché non è facile, non è ovvio capire ciò che sta accadendo, la contraddittorietà, la non plausibilità di questa nascita: la gloria di Dio e la piccolezza del bambino, il canto degli angeli e la stalla, i Magi e l’uccisione dei bambini di Betlemme. Tenere insieme le cose anche se sembrano contraddittorie senza eliminare l’una o l’altra: un giorno si chiariranno. Perché è proprio nel loro incontro che risiede la pienezza del cristianesimo, unire il volto del prossimo e il volto di Dio. Maria conservava eventi e parola. La divina rivelazione avviene attraverso eventi e parole intimamente connessi, che si richiamano e si illuminano reciprocamente: le parole spiegano i fatti, i fatti realizzano e interpretano le parole, esegesi della Parola ed esegesi della vita, inscindibilmente”. (Ermes Ronchi) *Sorella in Cristo. Maria, «redenta in modo sublime in vista dei meriti del Figlio suo», condivide con tutti gli uomini l’appartenenza a due stirpi, a quella di Adamo e a quella di Cristo, nuovo Adamo (cfr. 1 Cor 15,21-22.45): è donna solidale con ogni creatura, compagna di ogni uomo e di ogni donna nel pellegrinaggio di fede, bisognosa di redenzione, debitrice al Redentore, perfetta discepola del vangelo, umile serva del Signore, tutta relativa a Dio e a Cristo, unico mediatore e redentore nostro. Maria non ci sarebbe sorella se Cristo non fosse fratello nostro: la sua fraternità fonda la grazia della sororità di Maria verso di noi. In lei ciascuno di noi credente, uomo o donna che sia, vede compiuto ciò che crede, ciò in cui spera, ciò che ama e, perciò, sente di avere una sorella a cui ispirarsi, «ognuno secondo i propri doni e compiti, per avanzare senza indugi per la via della fede viva, la quale accende la speranza ed opera per mezzo della carità» (SC103) diventando, nel contempo, costruttori di quella fraternità che si sostiene e trova la sua essenza nel fare un’esperienza personale con Gesù, il Figlio di Dio. Essere figli così ci apre all’esperienza di essere fratelli/sorelle, mette in gioco la nostra sensibilità nel riconoscere l’alterità e la sacralità dell’altro come spazio della presenza di Dio, come mistero che nasconde-rivela il volto del Signore. Viviamo in una società complessa, marcata da un forte individualismo. E sentiamo più che mai la necessità di capovolgere questo atteggiamento per creare una cultura della fraternità, della sororità. “Oggi, quando le reti e gli strumenti della comunicazione umana hanno raggiunto sviluppi inauditi, sentiamo la sfida di scoprire e trasmettere la “mistica” di vivere insieme, di mescolarci, d’incontrarci, di prenderci in braccio, di appoggiarci, di partecipare a questa marea un po’ caotica che può trasformarsi in una vera esperienza di fraternità, in una carovana solidale, in un santo pellegrinaggio” (EG 87). La mistica della fraternità è un esercizio di profonda umanità, nell’impegno quotidiano di riconoscere nel volto di ogni persona il mistero e la presenza di Gesù. Questo “riconoscere” prende corpo e visibilità nei gesti di vicinanza agli altri e di amicizia con loro, percorrendo, in questo modo, le vie della “Profezia della fraternità” che trovano concretezza e realizzazione in Maria. E’ Lei che ha assunto la novità dell’Amore incondizionato verso l’altro; ha abbracciato la mistica delle porte aperte del cuore che lascia entrare tutti con fine accoglienza. È lei che si risolve a fare il primo passo verso l’inclusione dell’altro: non attendendo che siano gli altri a prendere l’iniziativa. Maria è donna dell’attesa e nostra sorella, perché ha riservato uno spazio capace di meravigliarsi del dono, ha avuto compassione con il dolore e i limiti dell’altro, ma è anche uscita- si è alzata in tutta fretta, aprendosi all’invito ad entrare nella casa degli altri, spazio sacro perché lì abita Dio, condividendo il pane fatto in casa, con il sapore della fraternità. “Attendere: infinito del verbo amare. Anzi, nel vocabolario di Maria, amare all’infinito. Attendere è sempre segno di speranza. Rendici, perciò, o Maria, ministri dell’attesa..” (Tonino Bello) Don Mario, Don Joseph, don Edmond, Diacono Massimo e Tonino e gli operatori pastorali

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AVVENTO 2019 : Maria, donna dell’attesa e nostra sorella, sulle vie della Fraternità!

Buon Avvento! Ma dirsi Buon Avvento è scrivere insieme una lettera a Gesù, nella quale si esprime un desiderio.

“Ti stiamo aspettando Gesù. Fa’ scendere la tua

Parola su di noi. Abbiamo tanto bisogno di te.

Tocca il nostro cuore, cambia il nostro stile di vita, rendici più generosi, più autentici, più umani.

Ti stiamo aspettando Gesù.

Vieni presto, Signore Gesù! Non tardare!

Aiutaci a condividere tra noi il pane

del rispetto e dell’amicizia. Donaci di spezzare con chi è solo il pane di una stretta di una mano;

Donaci di donare il pane della fiducia con chi è nella disperazione. Gesù, ti stiamo aspettando.

Non tardare. Amen.” (Angelo Casati)

L’attesa purtroppo, è a volte un po’ scontata e diventa una “non attesa”. Abbiamo bisogno di riassaporarla. Maria di Nazareth, “donna dell’attesa” e “nostra sorella”, può esserci di aiuto nel nostro cammino, perché «Maria, da parte sua, custodiva tutte queste cose, meditandole nel suo cuore» e perché lei stessa c’invita ad andare “in fretta” verso una fraternità universale, che si fa visibile nel mettersi accanto ai più vicini, a quelli con cui facciamo un cammino insieme.

*Donna dell’attesa. Maria, maestra di stupore, ci aiuta a salvare la nostra capacità di meravigliarci, di reincantare ancora la vita. « I concetti creano idoli, solo lo stupore coglie qualcosa» (Gregorio di Nissa). “Amare è anche essere capaci di continuo stupore. Chi ama è prodigo non di adulazione, che è menzogna, ma di benedizione, di lode, di stupore gioioso” (Luigi Pozzoli).

«Custodiva e meditava nel cuore»: custodire è il verbo che salva il passato, meditare il verbo che salva il presente. Maria custodiva affinché nulla andasse perduto; meditava, cercava nei frammenti degli eventi il filo d’oro che li teneva insieme, ad assicurarci che anche nelle nostre esistenze c’è un’unità segreta, ma scoprirla è un percorso che non finirà mai, come mai si è concluso per Maria. Solo dopo la Pasqua Maria raggiunge la comprensione matura del mistero di cui è parte. La sua fede cresce, ma non passivamente, non a basso prezzo, bensì nella fatica e nell’esercizio dell’interpretazione continua delle poche parole e del molto silenzio di Dio.

«Piena di grazia» non significa capace di capire ogni cosa e ogni parola, ma indica l’energia che la sorregge nel lavorio ininterrotto di meditazione e di accoglimento, d’attesa e di fiducia. “Grazia è conservare le cose, sottrarle all’oblio, farle vivere ancora, meditarle, per cercarne il senso profondo. Perché non è facile, non è ovvio capire ciò che sta accadendo, la contraddittorietà, la non plausibilità di questa nascita: la gloria di Dio e la piccolezza del bambino, il canto degli angeli e la stalla, i Magi e l’uccisione dei bambini di Betlemme. Tenere insieme le cose anche se sembrano contraddittorie senza eliminare l’una o l’altra: un giorno si chiariranno. Perché è proprio nel loro incontro che risiede la pienezza del cristianesimo, unire il volto del prossimo e il volto di Dio. Maria conservava eventi e parola. La divina rivelazione avviene attraverso eventi e parole intimamente connessi, che si richiamano e si illuminano reciprocamente: le parole spiegano i fatti, i fatti realizzano e interpretano le parole, esegesi della Parola ed esegesi della vita, inscindibilmente”. (Ermes Ronchi)

*Sorella in Cristo. Maria, «redenta in modo sublime in vista dei meriti del Figlio suo», condivide con tutti gli uomini l’appartenenza a due stirpi, a quella di Adamo e a quella di Cristo, nuovo Adamo (cfr. 1 Cor 15,21-22.45): è donna solidale con ogni creatura, compagna di ogni uomo e di ogni donna nel pellegrinaggio di fede, bisognosa di redenzione, debitrice al Redentore, perfetta discepola del vangelo, umile serva del Signore, tutta relativa a Dio e a Cristo, unico mediatore e redentore nostro. Maria non ci sarebbe sorella se Cristo non fosse fratello nostro: la sua fraternità fonda la grazia della sororità di Maria verso di noi. In lei ciascuno di noi credente, uomo o donna che sia, vede compiuto ciò che crede, ciò in cui spera, ciò che ama e, perciò, sente di avere una sorella a cui ispirarsi, «ognuno secondo i propri doni e compiti, per avanzare senza indugi per la via della fede viva, la quale accende la speranza ed opera per mezzo della carità» (SC103) diventando, nel contempo, costruttori di quella fraternità che si sostiene e trova la sua essenza nel fare un’esperienza personale con Gesù, il Figlio di Dio. Essere figli così ci apre all’esperienza di essere fratelli/sorelle, mette in gioco la nostra sensibilità nel riconoscere l’alterità e la sacralità dell’altro come spazio della presenza di Dio, come mistero che nasconde-rivela il volto del Signore.

Viviamo in una società complessa, marcata da un forte individualismo. E sentiamo più che mai la necessità di capovolgere questo atteggiamento per creare una cultura della fraternità, della sororità. “Oggi, quando le reti e gli strumenti della comunicazione umana hanno raggiunto sviluppi inauditi, sentiamo la sfida di scoprire e trasmettere la “mistica” di vivere insieme, di mescolarci, d’incontrarci, di prenderci in braccio, di appoggiarci, di partecipare a questa marea un po’ caotica che può trasformarsi in una vera esperienza di fraternità, in una carovana solidale, in un santo pellegrinaggio” (EG 87). La mistica della fraternità è un esercizio di profonda umanità, nell’impegno quotidiano di riconoscere nel volto di ogni persona il mistero e la presenza di Gesù. Questo “riconoscere” prende corpo e visibilità nei gesti di vicinanza agli altri e di amicizia con loro, percorrendo, in questo modo, le vie della “Profezia della fraternità” che trovano concretezza e realizzazione in Maria. E’ Lei che ha assunto la novità dell’Amore incondizionato verso l’altro; ha abbracciato la mistica delle porte aperte del cuore che lascia entrare tutti con fine accoglienza. È lei che si risolve a fare il primo passo verso l’inclusione dell’altro: non attendendo che siano gli altri a prendere l’iniziativa.

Maria è donna dell’attesa e nostra sorella, perché ha riservato uno spazio capace di meravigliarsi del dono, ha avuto compassione con il dolore e i limiti dell’altro, ma è anche uscitasi è alzata in tutta fretta, aprendosi all’invito ad entrare nella casa degli altri, spazio sacro perché lì abita Dio, condividendo il pane fatto in casa, con il sapore della fraternità. “Attendere: infinito del verbo amare. Anzi, nel vocabolario di Maria, amare all’infinito. Attendere è sempre segno di speranza. Rendici, perciò, o Maria, ministri dell’attesa..” (Tonino Bello)

Don Mario, Don Joseph, don Edmond, Diacono Massimo e Tonino e gli operatori pastorali

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