PASQUA 2018

PASQUA 2018 : «Cristo, mia speranza, è risorto!»
Non ti chiedo, Padre, di far sì che le nostre vite siano un miracolo. Non ti chiedo di sostituire la realtà con i nostri sogni o di fare in modo che i nostri desideri ci facciano dimenticare la notte!
Ti chiedo solo, mio Dio, di osare la Speranza! (Jean Debruyne)

Quando mi viene posta la domanda della speranza, la mia risposta è un grido spontaneo, gioioso, incontenibile: quello che la liturgia mette sulle labbra di Maria di Magdala il mattino di Pasqua: «Cristo, mia speranza, è risorto!» (Sequenza di Pasqua). Questo grido di gioia è maturato nel silenzio del sabato ed è strettamente connesso al canto delle lamentazioni che ha attraversato la Settimana Santa: «É bene sperare in silenzio la salvezza del Signore» (Lam 3,24). Più che di fronte a una crisi della fede, non ci troviamo forse di fronte a una crisi di speranza? chiede Adolphe Gesché. Quella, diffusa ovunque, dei giovani di fronte al futuro e agli amori; quella, solo di alcuni paesi, di esseri umani alla mercé di massacri o di sfruttamenti senza fine; quella del nostro paese e altrove, degli esclusi da ogni diritto. “La speranza è forse più vacillante della disperazione? “. Questa assenza e questo vuoto di prospettiva è presente; lo si legge negli occhi di coloro che, rimasti ai margini della strada, ci guardano passare. Accanto a un mondo “dell’espansione che plasma la grande avventura dell’umanità artefice del mondo”, si trova il mondo della “derelizione, in cui imperversano le moderne piaghe d’Egitto: la fame, la prigionia, la tortura, il terrore, l’esodo, l’istupidimento, la disperazione”. In fondo, potrei benissimo fermarmi qui per sperimentare che «è bene sperare in silenzio la salvezza del Signore», che è buona cosa «vivere nella speranza», o, che è lo stesso, «vivere in Cristo», se è vero che Cristo risorto è la mia speranza, che Cristo è la mia salvezza!
Ma: La speranza è come lo spazio che sfida l’immediatezza, sempre troppo corta, del presente; ci consente di scrivere la nostra storia, apre all’invenzione di progetti che fanno vivere, corregge il passato e dà la possibilità di riprendersi, mantiene il coraggio di esistere, trasforma in noi l’essere fatto di pura esigenza in essere capace di donazione. (Adolphe Gesché) É uno spazio pasquale!
Nella pianta le foglie e i fiori sono bellezza, i frutti, ricchezza ma la radice è pura forza di fede. La radice è pura speranza. Salita paziente nel buio verso il giorno che non conosce e non vedrà mai… Verso il fiore che non conosce e che la sua notte nutre. Aiuta le radici, Signore! (Marie Noel)
Vi propongo di proseguire questa riflessione, forse ancor più in profondità, nella ricerca di un’arte di vivere nella speranza, scendendo, poco a poco, maggiormente in noi stessi.
Sta qui, infatti, uno dei punti di forza della nostra vita cristiana: lavorare ad altezza di radice!
Sperare di fronte all’individualismo
L’individualismo è vincente nella nostra società ed è luogo di disperazione. L’ “ognuno per sé” non sfigura la nostra umanità più profonda? Non è semplicemente mortifero, suicida? I numerosi settarismi che attualmente si sviluppano, non procedono forse dallo stesso movimento che rifiuta l’alterità, il volto dell’altro, e cerca se stesso nello specchio di ciò che è identico? La preoccupazione costante dell’altro non è abbandono di sé, distruzione di sé, come cercano di farci temere alcune correnti di pensiero. La preoccupazione per l’altro, provocando un’apertura di sé, una breccia che al momento può costare, è però autentico cammino di crescita e di scoperta. Nessun uomo è un’isola, titolava un’opera di Thomas Merton riprendendo una meditazione del poeta John Donne: Nessun uomo è un’isola, intero in se stesso ; ogni uomo è un frammento del continente, una parte dell’insieme ; se il mare porta via una zolla di terra, l’Europa ne è sminuita, come se le onde avessero portato via un promontorio, la dimora dei tuoi amici o la tua ; ogni morte di uomo mi diminuisce, perché appartengo al genere umano ; quindi non chiedere mai per chi suona la campana : essa suona per te . Eleggersi come centro dell’universo rischia davvero di portare ad una esistenza triste e rattrappita…mentre l’essere umano è riconosciuto come essere di comunione, di relazione, di condivisione… Questo, per andare in direzione opposta ad una religione individualista. La vita fraterna e comunitaria che ci propone Gesù è cammino di speranza per battere lo slogan “ognuno per sé”. Insieme, in comunione, siamo chiamati alla Vita!
Avere speranza di fronte al settarismo, al fanatismo…
Se possiamo identificare l’individualismo come una piaga moderna del nostro Egitto, è chiaro che il settarismo è un diretto prolungamento dell’individualismo. Si tratta, infatti, della forma che prende l’individualismo vissuto in gruppo. Se la comunità però si ripiega su se stessa, finirà per rinchiudersi in una pratica, una religione, in una vita di settarie che presto sentiranno la chiusura, che presto assumeranno l’esclusione e il rifiuto, il dogmatismo e l’arroganza della conoscenza.
Sperare di fronte… all’indifferenza
«Vi auguro di resistere all’indifferenza». É questo il messaggio di addio di una ragazza di 17 anni che si è tolta la vita quest’estate. L’indifferenza appare in buona posizione tra le nostre moderne piaghe d’Egitto. Molto spesso, tradisce una perdita di gusto, di senso. Quando tutto è uguale, quando poche sono le cose che mi interessano, mi trovo in grande pericolo. Dio? Che mi importa? Il prossimo? Che mi importa? Segue in ultima pagina
Invito a ridare sapore al quotidiano attraverso la considerazione che abbiamo sin nelle minime cose. Invito a fare di ogni azione un servizio che ci lega al Signore, che ci lega agli altri, diversamente dalla «negligenza» che distrugge i legami!
Invito a vivere una relazione nuova con le cose. Christian Bobin scrive: Quando si guarda frettolosamente una cosa bella, si ha voglia di tenerla per sé. Quando la si contempla con la calma che si merita, allora si illumina e non si desidera più possederla. La gratitudine è l’unico sentimento che risponde alla luce che entra in noi. Uno sguardo nuovo, che scopre in ciascuno un fratello, una sorella: accogliere Cristo in ciascuno, specialmente nel più povero, nel piccolo, nello svantaggiato (Mt 25). Di fronte ad essa, che cosa può ravvivare e nutrire la speranza? Il rispetto che invita allo sguardo, alla considerazione, mi pare. Di sicuro anche uno sguardo nuovo, capace di re-incantare la vita.
Sperare di fronte…alla violenza
Ogni giorno, i media fanno scorrere immagini di violenza nei nostri paesi e nel globo. Violenza dei regolamenti di conti. Violenza dei conflitti armati. Violenza sotterranea della miseria che uccide un bambino ogni 5 secondi nel mondo! C’è materia per disperarsi! E le nostre relazioni sono sempre segnate dalla pace pasquale? La radice della violenza, non è presente forse nel fondo del nostro cuore? É lì, innanzitutto, che dobbiamo combatterla, per diventare persone di riconciliazione, nella giustizia e nella solidarietà, per seminare la speranza sulla nostra terra così scossa da tante violenze. Essere portatori di speranza per Dio stesso…è determinante! Certamente egli spera da noi uno sguardo di amore per consolarlo. Più esattamente, uno sguardo di compassione! Uno sguardo posato su di lui, come sul fratello, la sorella che feriscono! Uno sguardo che risolleva.
Sperare… di fronte alla morte
La nostra società rifiuta la morte, tenta di nasconderla, di negarla. La morte pone un termine brutale a tutte le nostre speranze più belle. Rifiutarla, tuttavia, significa rifiutare la realtà. Davanti alla barriera della morte, sono messo di fronte all’esperienza del limite nella sua forma più rude. Dio non si è impegnato a preservarci dalla morte, non ci ha garantito una vita senza fallimenti, non ha assicurato la perennità. Dio ci ha assicurato la sua fedeltà e noi siamo consegnati alla fedeltà di Dio. Un Dio fedele a se stesso come a noi, un Dio che ci ha plasmati liberi, con-creatori e non marionette nelle sue mani. Un Dio che, qualunque cosa facciamo, conserva il suo amore per noi. Un Dio che per fedeltà al suo progetto di amore, non ha salvato suo Figlio dalla sofferenza, dal fallimento, dalla morte. Siamo avvisati!
Sperare di fronte…al mio peccato
Se c’è una realtà difficile da vivere, questa è la coscienza del proprio male. Esso c’è, presente nella mia vita. Come sperare ancora, quando scopro quanto il male tesse la sua tela e mi prende nelle sue reti? A volte senza gravità, a volte in maniera disastrosa quanto alle conseguenze, il male che commetto mi porta fuori strada, mi scoraggia.
C’è una corrente diffusa che vuole risparmiarci la colpevolezza, usando la scusa, la giustificazione. In effetti, è bene tener conto del caso, posare uno sguardo giusto sul modo in cui viviamo, pensiamo, parliamo, agiamo. Ma deve starci anche il riconoscimento dell’errore nella sua nudità. Incontreremo così il Dio di eterna innocenza che non può che essere bontà, infinita bontà, bellezza. Dato che è eterna innocenza, porta il perdono alla sua incandescenza. Puro amore, non può che purificare, perdonare! E della misericordia di Dio mai disperare (Regula 4,74). Così, ogni istante ci offre la possibilità di una nuova partenza: oggi, di nuovo, io comincio (Sal 76,11).
Sperare nella notte
Per finire, potremmo considerare le numerose situazioni che siamo costretti a vivere come una notte.
Ogni notte offerta al suo sguardo, aperta alla sua presenza è luce, perché presenza e comunione. La luce di Cristo ha squarciato la tenebra del nostro mondo. Essere di quelli e di quelle che offrono alla sua redenzione tutte le notti umane, aprendole al passaggio della sua grazia. Per osare questa offerta è necessario il coraggio di entrare nella notte, il coraggio di lasciarle posare su di noi la sua cappa di piombo. Osare condividere la notte di tanti nostri fratelli e sorelle del mondo. E allora testimoniare la speranza nella notte significa lasciare che i nostri modi di vedere, di pensare siano trasformati; è una conversione intima che ci porta irresistibilmente sulle orme di Gesù crocifisso e risorto, ci invita a tener d’occhio i segni dell’aurora, a stare in piedi, come la sentinella, anche se siamo fragili! Perché siamo fragili!
Così il mio sguardo e il mio cuore sono rivolti al Crocifisso e Risorto perché l’amore ha scritto il suo racconto nel corpo di Gesù con l’alfabeto delle ferite ormai indelebili come l’amore (Ermes Ronchi), perché la speranza non muore. Aspetti l’inatteso. Speri l’insperato. Sogni che ciò che ti appare irrimediabilmente perduto non lo sia per sempre. Sogni un oltre. Sogni una porta che si apre. Sogni la morte del dolore, la morte della morte. Perché il mondo non va come deve andare, ma va come lo facciamo andare noi. Perché non esistono situazioni in cui l’amore non abbia ancora qualcosa da dire. Capita sempre di primavera, la Pasqua. Perché la Pasqua è primavera, la stagione che ha profumo di miracoli. Un verso famosissimo del poeta Pablo Neruda recita così: Voglio fare con te / ciò che la primavera / fa con i ciliegi !
È un verso che parla d’amore, che parla degli innamorati, ma mi sembra un verso davvero pasquale, perché è proprio questo che la Pasqua vuol fare con noi … È il miracolo dell’amore che tutto fa rinascere, che tutto trasfigura, che tutto solleva, che tutto fa guardare con occhi nuovi. Gesù, il Crocifisso, è risorto, vive! Tutto inizia e dipende da quel mattino di Pasqua, splendido dono dell’inesauribile fantasia di Dio.
Sogno che la Pasqua sia per me e per voi questo miracolo,
questa speranza esagerata, questo regalo inaudito!

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