EDITORIALE AVVENTO 2017

Avvento 2017: ESSERE AMATI CONSENTE DI SPERARE
Dopo aver celebrato la Giornata Mondiale dei Poveri, viviamo il tempo di Avvento e Natale con gratitudine e aperti alla gioia della condivisione che Gesù fatto Bambino porta nella nostra vita.
“Le prime tre azioni per ritrovare se stessi sono, dunque, vedere con compassione, fermarsi e toccare. Perché ritrovare se stessi è ritrovare il proprio cuore e ritrovare gli altri. Per noi esistere è coesistere. La velocità produce cecità e la cecità produce durezza di cuore. La cecità e la velocità creano gli invisibili, i tanti invisibili delle nostre città, quelli a cui passiamo accanto e che neppure vediamo…” (Ermes Ronchi, L’infinita pazienza di ricominciare)
Vi proponiamo cinque “verbi vitali”, espressioni e declinazioni del Vangelo della “Condivisione”:
TENDERE LA MANO è il gesto di chi si avvicina e vuole avvicinare a sé, significa prossimità a partire dal moto compassionevole che il bisogno o la difficoltà dell’altro suscitano in noi. Si tende la mano per chiedere aiuto e per dare aiuto, non mostra alcun giudizio ma raccoglie una possibilità, quella di dare e di ricevere. La vigilanza, cui ci invita il Vangelo della prima domenica di Avvento, richiama la nostra attenzione sulle nostre e altrui necessità di vivere da donne e uomini presenti nella storia.
INCONTRARE è la disponibilità a stare per un certo tempo con l’altro, a far entrare nel proprio spazio la diversità che l’altro è ed esprime, può essere l’inizio di una relazione con Gesù fatto carne nel fratello. Il Vangelo della seconda domenica di Avvento ci porta all’inizio del Lieto annuncio che Gesù di Nazareth porta nella vita degli uomini.
GUARDARE NEGLI OCCHI è avere lo sguardo trasparente e profondo della verità di sé e della propria vita. Essere profeti è essere “donne e uomini il cui stile di vita (parole, sguardi, opere) manifesta, rivela, e rende presente, efficace, esistenziale, la natura stessa di Dio che è amore. Il profeta non rinvia soltanto al Mistero di Dio, ma con la sua parola, il suo sguardo, il suo gesto, con le sue opere fa fare all’umanità esperienza di Dio Amore. …Ci sono parole, sguardi, gesti, che riscaldano il cuore. Sono esperienza, non idee.” (Mario Rollando). Il Vangelo della terza domenica di Avvento ci richiama a riscoprire il dono della profezia nella nostra vita.
ABBRACCIARE è gesto di intimità, conforto e calore. Mostra la compassione, cioè l’essere capaci di “ascoltare in profondità mettendo il mio cuore sul cuore dell’altro” (Laura Labate). Permette di sentire il calore e la fraternità che nasce dal riconoscersi pienamente umani e capaci di condividere l’esperienza della vita. Il Vangelo della quarta domenica di Avvento porta alla luce l’esperienza della presenza di un angelo amico che ci accompagna e guida.
CONVERTIRE la SPERANZA . Dobbiamo e possiamo imparare a convertire le nostre speranze. Ciascuno conosce il temibile scoraggiamento, la triste rassegnazione, l’angoscia dell’impotenza a cambiare, eppure ciascuno di noi può guardare avanti «dimentico del passato e proteso verso il futuro» (Fil 3,13). C’è un verbo caro alla tradizione spirituale antica: “ricominciare”.
Un monaco del VII secolo, Giovanni Climaco, scrive: «La conversione è figlia della speranza e rinnegamento della disperazione» (La scala 5,2). Solo se nutriamo in noi la speranza, possiamo iniziare un cammino di conversione; solo se diamo all’altro la speranza, se gli facciamo e diamo fiducia, possiamo indurlo a cambiare, a convertirsi. In un antico racconto, si narra che un tale, dopo aver frequentato per un certo tempo una Chiesa, domandò a un presbitero: «Che cos’è in verità la comunità cristiana?». E quel sapiente presbitero rispose: «È un luogo nel quale si cade e ci si rialza, e poi di nuovo si cade e di nuovo ci si rialza, e ancora si cade e ci si rialza». E il suo interlocutore gli chiese: «Fino a quando?». Gli fu risposto: «Fino a che venga il Signore, trovi che siamo caduti, ma ci stiamo rialzando e allora ci prenderà per mano e ci rialzerà lui definitivamente per portarci con sé».

Preghiera per restare svegli
O Signore, che continuamente c’incitasti
a star svegli a scrutare l’aurora
a tenere i calzari e le pantofole,
fa’ che non ci appisoliamo
sulle nostre poltrone nei nostri anfratti,
nelle culle in cui ci dondola
questo mondo di pezza,
ma siamo sempre attenti a percepire

il mormorio della tua Voce,
che continuamente passa
tra fronde della vita
a portare frescura e novità.
Fa’ che la nostra sonnolenza
non divenga giaciglio di morte
e – caso mai – dacci Tu un calcio
per star desti e ripartire sempre.
(Madeleine Delbrel)
Don Mario, don Joseph, don Edmond, Diacono Tonino,Diacono Massimo e gli Operatori pastorali

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